Quando acquisti beni o servizi da un fornitore estero, la fattura arriva senza IVA: sei tu a doverla assolvere in Italia con il meccanismo del reverse charge, emettendo l'autofattura elettronica e trasmettendola allo SDI. In questa guida vediamo cos'è, quando serve, i tipi documento (TD16, TD17, TD18, TD19), come si calcola l'IVA, il bollo, il cambio valuta e cosa cambia per i forfettari.
L'autofattura è un documento fiscale che il cliente emette al posto del fornitore per documentare e registrare l'IVA di un'operazione. A differenza della fattura ordinaria, in cui chi vende espone l'imposta e la versa allo Stato, nell'autofattura è chi acquista (il committente o cessionario) a calcolare l'IVA, registrarla e trasmettere il documento.
Il caso più frequente — e quello su cui si concentra questa guida — è l'acquisto di beni o servizi da fornitori esteri. Pensa a chi compra spazi pubblicitari online, software in abbonamento, servizi cloud, commissioni di piattaforme di pagamento o merce da un altro Paese: il fornitore estero fattura senza IVA italiana e l'imposta deve essere assolta in Italia dall'acquirente.
In sintesi, l'autofattura per acquisti dall'estero serve quando:
Esistono anche autofatture per casi diversi (ad esempio l'autoconsumo o la regolarizzazione di una fattura mancante con il tipo documento TD20), ma qui parliamo del filone più comune per chi lavora online: il reverse charge sugli acquisti esteri.
Il reverse charge (in italiano inversione contabile) è il meccanismo per cui l'obbligo di applicare e versare l'IVA si sposta dal venditore all'acquirente. È previsto proprio perché un fornitore estero, che non è registrato ai fini IVA in Italia, non può addebitare e versare l'imposta italiana al posto tuo.
Il fornitore estero, dunque, emette una fattura senza IVA (spesso riportando una dicitura come "reverse charge" o il riferimento all'art. 196 della Direttiva 2006/112/CE). A quel punto sei tu, acquirente italiano, a:
Per un'impresa o un professionista in regime ordinario il reverse charge è in genere neutro: l'IVA registrata a debito (vendite) e quella a credito (acquisti) si compensano, salvo limiti alla detraibilità. Il sistema serve essenzialmente a far emergere e tracciare l'operazione. Per il forfettario, invece, l'IVA a debito resta un costo effettivo, perché non c'è IVA a credito da detrarre: lo vediamo più avanti.
Per scegliere il trattamento corretto e il tipo documento giusto bisogna distinguere su due assi: cosa hai acquistato (un servizio o un bene) e da dove proviene il fornitore (Unione Europea o Paese extra-UE).
Per i servizi generici B2B (pubblicità online, software, consulenze, commissioni di piattaforme, hosting, ecc.) vale la regola del "luogo del committente": il servizio si considera reso dove ha sede il cliente. Se il cliente è italiano, l'IVA è dovuta in Italia. Questo vale sia per i fornitori UE sia per quelli extra-UE, e in entrambi i casi l'IVA si assolve in reverse charge con autofattura (tipo documento TD17).
Per i beni conta da dove arriva fisicamente la merce:
La distinzione tra servizi e beni e tra UE ed extra-UE è quindi il punto di partenza per capire quale tipo documento utilizzare.
Nel tracciato della fattura elettronica, ogni autofattura/integrazione viaggia con un codice tipo documento che indica all'Agenzia delle Entrate la natura dell'operazione. Ecco i quattro codici da conoscere per il reverse charge.
| Codice | Quando si usa | Esempio tipico |
|---|---|---|
TD16 | Integrazione reverse charge interno | Subappalto edilizia, pulizie, rottami |
TD17 | Integrazione/autofattura per servizi dall'estero (UE ed extra-UE) | Pubblicità Meta, software, AWS |
TD18 | Integrazione per acquisto intracomunitario di beni | Merce da un fornitore tedesco |
TD19 | Integrazione/autofattura art. 17 c.2 per beni già in Italia | Acquisto da magazzino italiano di venditore estero |
Il TD16 riguarda il reverse charge "interno", cioè tra due soggetti entrambi italiani, nei settori in cui la legge prevede l'inversione contabile (edilizia in subappalto, pulizie, demolizioni, cessione di rottami e materiali di recupero, ecc.). Esempio: un'impresa di costruzioni riceve da un subappaltatore italiano una fattura di 5.000 € senza IVA per lavori in subappalto; integra il documento con il 22% (1.100 € di IVA) e lo registra con TD16.
Il TD17 è il codice più usato da chi lavora online: serve per l'acquisto di servizi da fornitori esteri, sia UE sia extra-UE. Esempio: ricevi da Meta Platforms Ireland una fattura di 300 € per inserzioni su Facebook, senza IVA; emetti l'autofattura applicando il 22% (66 € di IVA) con tipo documento TD17 e la trasmetti allo SDI. Lo stesso vale per software, abbonamenti, commissioni di piattaforme di pagamento o consulenze rese da non residenti.
Il TD18 si applica all'acquisto di beni da un fornitore di un altro Paese UE, quando la merce arriva in Italia. Esempio: un artigiano italiano acquista 2.000 € di materiali da un fornitore francese, che fattura senza IVA in regime intracomunitario; l'artigiano integra con il 22% (440 € di IVA) e registra l'operazione con TD18, riportandola anche negli elenchi Intrastat se dovuti.
Il TD19 copre il caso particolare in cui acquisti beni che si trovano già nel territorio italiano ma sono venduti da un soggetto non residente (privo di stabile organizzazione in Italia). Esempio: compri merce stoccata in un magazzino italiano da una società estera che non ha partita IVA italiana; l'IVA la assolvi tu in reverse charge ai sensi dell'art. 17, comma 2, del DPR 633/72, registrando con TD19.
Il calcolo dell'IVA in reverse charge è semplice: si applica l'aliquota italiana all'imponibile della fattura estera. Per la maggior parte dei servizi digitali e dei beni si tratta del 22%, salvo casi in cui sia prevista un'aliquota ridotta o un regime di esenzione/non imponibilità.
Come si versa. Per chi è in regime ordinario, l'IVA dell'autofattura confluisce nella liquidazione periodica: viene registrata sia a debito sia a credito, risultando di norma neutra. Per il forfettario, invece, l'IVA va versata con modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo a quello dell'operazione, usando il codice tributo dell'IVA dovuta; non essendo detraibile, rappresenta un costo effettivo.
Quando NON si applica il bollo. L'imposta di bollo da 2 € riguarda i documenti che non espongono IVA sopra i 77,47 €. Nell'autofattura per reverse charge l'IVA viene esposta e assolta: per questo, di regola, il bollo non è dovuto. Va comunque sempre verificata la natura specifica dell'operazione (alcune fattispecie non imponibili o esenti possono richiederlo).
Molti fornitori esteri fatturano in dollari, sterline o altre valute. Ai fini IVA gli importi devono essere espressi in euro: la conversione si effettua applicando il cambio pubblicato dalla Banca d'Italia relativo al giorno di effettuazione dell'operazione (di norma la data della fattura o, se anteriore, la data del pagamento).
Esempio: una fattura AWS di 120,00 USD con cambio del giorno pari a 1,08 USD/EUR genera un imponibile di circa 111,11 € e un'IVA del 22% di circa 24,44 €. Sbagliare il cambio significa esporre un'IVA errata: per questo Fatturbo applica automaticamente il cambio Banca d'Italia corretto in base alla data del documento.
L'autofattura/integrazione per gli acquisti dall'estero va trasmessa in formato elettronico allo SDI (Sistema di Interscambio), lo stesso canale delle fatture elettroniche ordinarie. Questo adempimento ha sostituito il vecchio "esterometro": comunicando l'operazione allo SDI con il tipo documento corretto, l'operazione transfrontaliera risulta già tracciata.
Sulle tempistiche, in linea generale:
Le scadenze precise dipendono dal tipo di operazione e dalla normativa vigente: verifica sempre la situazione con il tuo commercialista. Fatturbo genera l'XML conforme che puoi inviare allo SDI o importare nel tuo gestionale.
Chi è in regime forfettario non addebita IVA sulle proprie fatture attive, ma quando acquista dall'estero non è esentato dal reverse charge. Anzi, per il forfettario gli obblighi sono identici a quelli degli altri soggetti passivi:
Una particolarità riguarda gli acquisti intracomunitari di beni: fino a 10.000 € annui il forfettario, a certe condizioni, non è tenuto a iscriversi al VIES e l'operazione segue regole diverse; sopra tale soglia (o se si è iscritti al VIES) si applica il reverse charge con TD18. È un punto da chiarire con il proprio consulente. In ogni caso, per i servizi dall'estero l'autofattura TD17 è sempre dovuta, indipendentemente dagli importi.
Fare l'autofattura a mano significa identificare il tipo documento, calcolare l'IVA, convertire la valuta, compilare l'XML e inviarlo allo SDI: operazioni ripetitive e facili da sbagliare. Fatturbo automatizza l'intero processo: carichi il PDF della fattura estera e ottieni l'autofattura elettronica pronta.
Trascini il documento che hai ricevuto dal fornitore (Meta, Google, AWS, Stripe, Booking…). Fatturbo legge automaticamente fornitore, importi, valuta e data.
Determina il tipo documento corretto (TD17/TD18/TD19), applica l'IVA al 22% e converte la valuta con il cambio Banca d'Italia del giorno.
Ottieni l'autofattura elettronica conforme FatturaPA, da inviare allo SDI o da importare nel gestionale. Niente errori di codice o di cambio.
Carica il PDF: la prima autofattura la generi gratis, senza registrarti.
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È il documento con cui il cliente, anziché il fornitore, calcola e registra l'IVA di un'operazione. Negli acquisti dall'estero in reverse charge, sei tu a integrare la fattura senza IVA e a trasmetterla allo SDI.
Quando ricevi una fattura senza IVA da un fornitore estero (UE o extra-UE) per beni o servizi rilevanti in Italia: pubblicità, software, commissioni, acquisti di beni. Si emette con TD17, TD18 o TD19.
Il TD17 è per i servizi dall'estero (UE ed extra-UE); il TD18 è per l'acquisto intracomunitario di beni che entrano in Italia da un altro Paese UE. Dipende dalla natura dell'operazione: servizi o beni.
In genere no: l'IVA viene esposta e assolta, quindi non scatta il bollo da 2 € previsto per i documenti senza IVA sopra i 77,47 €. Va comunque verificata la natura specifica dell'operazione.
Sì. Il forfettario integra l'operazione in reverse charge, versa l'IVA con F24 e trasmette l'autofattura allo SDI. L'IVA versata è un costo perché non è detraibile.
Con il cambio Banca d'Italia del giorno dell'operazione. Fatturbo applica automaticamente il cambio corretto quando carichi una fattura in dollari, sterline o altre valute.