Se sei in regime forfettario e ricevi una fattura da un fornitore estero (Google, Meta, AWS, Stripe, Amazon…), quella fattura arriva senza IVA: tocca a te integrarla in reverse charge, versare l'IVA con F24 e trasmettere l'autofattura allo SDI. Niente panico: è una procedura precisa e ripetibile, e con Fatturbo la fai in pochi secondi caricando il PDF.
C'è un equivoco diffuso: «sono forfettario, l'IVA non mi riguarda». È vero solo per le fatture che emetti tu, che restano senza IVA. Sulle fatture passive estere il discorso cambia completamente. Quando acquisti un servizio o un bene da un fornitore con sede fuori dall'Italia, quello ti fattura senza IVA italiana, perché l'imposta non spetta a lui: spetta a te, in qualità di committente italiano titolare di partita IVA, assolverla con il meccanismo del reverse charge (inversione contabile).
In pratica devi integrare la fattura con l'aliquota e l'imposta italiana e trasmettere l'autofattura/integrazione elettronica allo SDI. Questi documenti (TD17, TD18, TD19) hanno sostituito dal 1° luglio 2022 il vecchio esterometro. Vale per tutti i soggetti IVA, forfettari compresi.
Qui sta la differenza che conta. Un'impresa in regime ordinario, quando integra una fattura estera, registra l'IVA sia a debito sia a credito: l'operazione è neutrale, non le costa nulla. Il forfettario invece versa l'IVA ma non può detrarla. Risultato: il reverse charge per te non è neutrale, è un esborso vero.
Esempio concreto con l'aliquota ordinaria del 22%: un servizio estero da 100 € ti costa di fatto 122 €, perché ai 100 € pagati al fornitore aggiungi 22 € di IVA che versi all'Erario e non recuperi. Tienine conto quando valuti budget pubblicitari, abbonamenti software o commissioni di piattaforma.
Il codice non lo scegli "a sensazione": dipende da cosa hai comprato.
Regola d'oro: l'aliquota dipende dalla natura del bene o servizio, non dal fornitore. Il 22% è l'aliquota ordinaria (residuale): si applica a tutto ciò che non rientra nelle ridotte (10%, 5%, 4%), che sono elenchi tassativi della Tabella A del DPR 633/72.
Per i tipici fornitori esteri digitali — Google Ads, Meta, LinkedIn, Microsoft, AWS, Microsoft 365, OpenAI, Canva, Adobe, oltre alle commissioni di Amazon, Airbnb, Booking, Stripe e agli stock come Shutterstock — si tratta di servizi generici B2B (art. 7-ter) e l'aliquota è il 22%.
La fattura che l'autista riceve da Uber è la commissione di piattaforma (servizio B2B art. 7-ter) e va al 22%, non al 10% del trasporto persone. Applicare il 10% è un errore tipico: il 10% varrebbe solo se a esserti fatturato fosse il trasporto in sé.
Se l'operazione non è imponibile o è esente, al posto dell'aliquota si indica un codice Natura: N3.4 (non imponibilità), N4 (esenzione), N3.5 (uso del plafond), N3.6 (deposito IVA). Sono casi meno frequenti per il forfettario tipico, ma è bene sapere che esistono.
Questa è la parte che genera più confusione. La soglia di 10.000 € all'anno vale solo per gli acquisti intracomunitari di BENI: sotto soglia l'operazione resta tassata nel Paese del fornitore e non devi integrare. Non vale per i servizi: per i servizi art. 7-ter (che sono la stragrande maggioranza degli acquisti esteri di un freelance) l'integrazione e il versamento scattano sempre, fin dal primo euro.
Quindi: se compri pubblicità o software dall'estero, dimentica la soglia. Se compri merce da un altro Paese UE e resti sotto i 10.000 €/anno, puoi non integrare (salvo opzione volontaria).
L'IVA da reverse charge si versa con modello F24. La novità importante: dal 1° ottobre 2025, con il D.Lgs. 81/2025, per i forfettari il versamento è passato da mensile a trimestrale. Un adempimento in meno da gestire ogni mese, ma resta un appuntamento da non saltare.
Scarichi il PDF dal fornitore (es. console Google, Gestione inserzioni Meta, dashboard Stripe).
Calcoli l'IVA con l'aliquota corretta e generi il documento elettronico (TD17/TD18/TD19) da inviare allo SDI.
Versi l'imposta secondo la periodicità trimestrale. Per scadenze e codici tributo aggiornati, allineati con il tuo commercialista.
Se la fattura è in valuta diversa dall'euro (dollari, sterline…), va convertita con il cambio della Banca d'Italia del giorno dell'operazione. Fatturbo applica il cambio in automatico, così non devi cercarlo a mano.
L'omessa o irregolare applicazione del reverse charge e la mancata o tardiva trasmissione dell'autofattura sono sanzionate. Il quadro normativo di riferimento è l'art. 6 c.9-bis del D.Lgs. 471/1997, riformato dal D.Lgs. 87/2024 (in vigore dal 1° settembre 2024). Non riportiamo importi esatti perché dipendono dalla fattispecie e dalle eventuali regolarizzazioni: il punto da ricordare è il meccanismo e il fatto che, per il forfettario, il danno è più pesante perché l'IVA non è detraibile. Per i casi dubbi, conviene sempre confrontarsi con il proprio commercialista.
Sì. Ricevendo una fattura senza IVA da un fornitore estero devi integrarla in reverse charge, versare l'IVA italiana e trasmettere l'autofattura/integrazione elettronica allo SDI (TD17, TD18 o TD19).
No. La versi con F24 ma non la detrai: è un costo reale. Un servizio da 100 € ne costa di fatto 122 € con aliquota al 22%.
Solo per gli acquisti intra-UE di beni. Per i servizi non c'è soglia: l'integrazione e il versamento scattano sempre.
Con F24. Dal 1° ottobre 2025 (D.Lgs. 81/2025) il versamento per i forfettari è trimestrale anziché mensile.
Sanzioni per omesso/irregolare reverse charge e per la mancata trasmissione (art. 6 c.9-bis D.Lgs. 471/1997, riformato dal D.Lgs. 87/2024). Per il forfettario il danno è maggiore perché l'IVA non è detraibile.
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