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Autofattura elettronica: gli errori comuni (e come evitarli)

Quando ricevi una fattura estera senza IVA devi emettere o integrare un documento elettronico in reverse charge. Sembra semplice, ma pochi dettagli sbagliati bastano a far scattare le sanzioni. Ecco gli errori più comuni nell'autofattura elettronica e come prevenirli, uno per uno.

8 errori frequenti Reverse charge Forfettari inclusi Come evitarli

L'autofattura (o integrazione) in reverse charge è il documento elettronico che il committente italiano soggetto IVA deve creare quando riceve una fattura da un fornitore estero senza IVA italiana. Il meccanismo è collaudato, ma nella pratica gli errori sull'autofattura elettronica sono molto comuni: spesso nascono da automatismi sbagliati o da semplici dimenticanze. Vediamo gli otto più frequenti, perché sono un problema e come evitarli.

1. Scegliere il tipo documento sbagliato

Il primo errore è confondere i codici TD. La scelta dipende da cosa hai comprato e da dove arriva:

Quasi tutti i fornitori digitali (Google, Meta, AWS, Stripe, abbonamenti software) erogano servizi B2B ex art. 7-ter: il documento corretto è quindi quasi sempre il TD17. Usare il TD18 per un servizio è uno degli errori più diffusi. Se hai dubbi, leggi la guida su quale TD usare.

2. Applicare l'aliquota IVA errata

Regola d'oro: l'aliquota dipende dalla natura del servizio, non dal fornitore. Il 22% è l'aliquota ordinaria e residuale (art. 16 DPR 633/72); le ridotte 10/5/4% sono tassative (Tabella A) e non si applicano ai servizi digitali B2B esteri. Per pubblicità, cloud, SaaS, commissioni di pagamento e marketplace l'aliquota è quindi 22%.

Il caso classico è Uber: molti applicano il 10% pensando al trasporto persone, ma la fattura di Uber B.V. all'autista è la commissione di piattaforma (servizio B2B), per cui l'aliquota prevalente è il 22%. Il 10% varrebbe solo per il trasporto persone, non per la commissione; la tesi del 4% è minoritaria. È un caso dibattuto: vale la pena verificare col commercialista, ma il default corretto resta il 22%. Approfondisci in che IVA mettere nell'autofattura.

3. Dimenticare il versamento dell'IVA (soprattutto i forfettari)

Chi è in regime forfettario spesso crede di essere fuori dal gioco perché non ha IVA sulle proprie fatture. Non è così: anche il forfettario deve integrare o emettere l'autofattura, scegliere il TD corretto e versare l'IVA con F24. Per lui quell'IVA è un costo puro, perché non è detraibile.

Dal 1° ottobre 2025 (D.Lgs. 81/2025) il versamento per i forfettari è diventato trimestrale (prima era mensile). Attenzione anche alla soglia dei 10.000 €/anno: riguarda solo gli acquisti intra-UE di beni (TD18), non i servizi (TD17). Dettagli nella guida forfettario e fatture estere.

4. Trasmettere in ritardo (o non trasmettere) allo SDI

L'esterometro è stato abolito dal 1° luglio 2022 e sostituito dalla trasmissione dei dati delle operazioni transfrontaliere tramite SDI, usando proprio i tipi documento TD17/18/19. Per gli acquisti il documento va trasmesso entro il 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura o di effettuazione dell'operazione.

Saltare la scadenza o non trasmettere affatto è un errore frequente e sanzionabile. Per restare in regola conviene processare le fatture estere appena arrivano, senza accumularle a fine periodo.

5. Sbagliare il cambio valuta

Le fatture in dollari, sterline o altre valute vanno convertite in euro con il cambio Banca d'Italia del giorno dell'operazione, non con un cambio a caso o con quello del giorno in cui registri il documento. Un cambio errato falsa l'imponibile e di conseguenza l'IVA da versare.

Valuta
Quella della fattura originale
Cambio
Banca d'Italia del giorno operazione
Imponibile
Convertito in euro
IVA
22% sull'imponibile in euro

Fatturbo applica automaticamente il cambio ufficiale Banca d'Italia, eliminando alla radice questo errore.

6. Invertire cedente e cessionario

Nell'autofattura i ruoli vanno compilati con attenzione: il cedente/prestatore è il fornitore estero, mentre il cessionario/committente sei tu. È un errore tecnico molto comune scambiare i due blocchi, riportando i propri dati come fornitore. Il file viene scartato dallo SDI o, peggio, accettato ma errato.

La distinzione è delicata proprio nell'autofattura, dove sei tu a emettere un documento che descrive un acquisto: il documento parla di una fornitura ricevuta, non di una tua vendita.

7. Non integrare le fatture UE

Quando il fornitore è dell'Unione Europea, non si emette una vera e propria autofattura: si integra la fattura ricevuta con IVA e imposta, generando comunque un documento elettronico TD17 (per i servizi) da inviare allo SDI. Trattare una fattura UE come se fosse extra-UE, o non integrarla affatto perché « tanto non c'è IVA », è un errore.

In pratica cambia la qualifica (integrazione UE vs autofattura extra-UE), ma l'obbligo di produrre e trasmettere il documento resta, e l'aliquota è sempre il 22% per i servizi digitali. Se non sei certo della sede del fornitore, verifica sul documento se è UE o extra-UE.

8. Usare un codice Natura quando serve il 22%

I codici Natura (N3.4 non imponibile, N4 esente, N2.2 forfettari, N3.5 plafond, N3.6 deposito IVA) servono solo quando l'operazione non è imponibile o è esente. Inserire un codice Natura su un'operazione che invece è imponibile al 22% è un errore: l'IVA va indicata ed esposta, non azzerata con una natura.

Per i normali servizi digitali esteri B2B l'operazione è imponibile: niente codice Natura, ma aliquota 22% con autoliquidazione dell'imposta.

Come evitare quasi tutti questi errori in automatico

1. Carica la fattura

Carichi su Fatturbo il PDF della fattura estera ricevuta, in qualsiasi valuta.

2. Lascia che compili i campi

TD17, ruoli cedente/cessionario, cambio Banca d'Italia e aliquota vengono impostati correttamente.

3. Genera e trasmetti

Ottieni l'XML conforme FatturaPA, pronto da inviare allo SDI nei termini.

La maggior parte degli errori visti sopra nasce da automatismi manuali sbagliati o da scadenze dimenticate. Affidarti a uno strumento che imposta il tipo documento, l'aliquota e il cambio corretti riduce drasticamente il rischio. Resta tua la responsabilità del versamento dell'IVA e, nei casi dibattuti come Uber, la verifica con il commercialista. Per il quadro completo parti dalla guida all'autofattura per fatture estere.

Domande frequenti

Qual è l'errore più frequente nell'autofattura?

Sbagliare l'aliquota o il tipo documento. Per i servizi digitali esteri B2B il documento corretto è quasi sempre il TD17 con aliquota 22%, indipendentemente dal fornitore.

Il forfettario deve versare l'IVA dell'autofattura?

Sì. Anche il forfettario integra o emette l'autofattura e versa l'IVA con F24 (per lui è un costo non detraibile). Dal 1° ottobre 2025 il versamento è trimestrale.

Cosa succede se trasmetto l'autofattura in ritardo?

La trasmissione tardiva o omessa allo SDI è sanzionata (art. 6 c. 9-bis D.Lgs. 471/1997, riformato dal D.Lgs. 87/2024). Il termine è il 15 del mese successivo alla ricezione.

Per Uber devo usare il 10% o il 22%?

La commissione di piattaforma di Uber B.V. è un servizio B2B: l'aliquota prevalente è il 22%. Il 10% riguarda il trasporto persone, non la commissione. È un caso dibattuto: verifica col commercialista.

Quando si usa un codice Natura nell'autofattura?

Solo se l'operazione non è imponibile o è esente. Per i servizi digitali esteri imponibili al 22% non si usa alcun codice Natura.

Con che cambio converto una fattura in dollari?

Con il cambio Banca d'Italia del giorno dell'operazione. Fatturbo lo applica in automatico, evitando errori sull'imponibile e sull'IVA.

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