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Registrazione contabile delle fatture estere in reverse charge

Quando ricevi una fattura da un fornitore estero senza IVA, l'imposta la autoliquidi tu con il reverse charge. Per i soggetti in regime ordinario questo significa una doppia annotazione sui registri IVA; per i forfettari, niente registri ma versamento con F24. Vediamo come si fa, passo per passo.

Doppia annotazione Registri IVA Numerazione autofatture Forfettari e F24

La registrazione contabile delle fatture estere è il punto in cui molti si bloccano. Il meccanismo del reverse charge ribalta la logica abituale: il fornitore estero ti fattura senza IVA e sei tu, committente italiano con partita IVA, a far emergere l'imposta. Come questa imposta finisce in contabilità dipende dal tuo regime fiscale. In questa guida distinguiamo chi tiene i registri IVA (regime ordinario e semplificato) da chi non li tiene (forfettario), con esempi concreti e gli accorgimenti per chi usa un gestionale.

Perché la fattura estera richiede una registrazione particolare

Un fornitore italiano espone l'IVA in fattura: tu la paghi a lui e la porti in detrazione. Un fornitore estero, invece, applica il reverse charge: la fattura arriva senza IVA italiana perché il servizio (art. 7-ter del DPR 633/72) si considera reso nel Paese del committente. Spetta quindi a te integrare il documento (se il fornitore è UE) o emettere un'autofattura (se è extra-UE) e trasmetterlo allo SDI con il tipo documento corretto, di norma TD17 per i servizi digitali.

Questa integrazione/autofattura non è solo un adempimento telematico: produce un effetto contabile preciso. L'IVA che hai autoliquidato diventa contemporaneamente un debito verso l'Erario e (per chi può detrarla) un credito. Da qui nasce la doppia annotazione. Se hai dubbi su quale codice usare, leggi TD17, TD18 o TD19: quale scegliere.

La doppia annotazione per i soggetti in regime ordinario

Chi tiene la contabilità IVA registra ogni fattura estera in reverse charge due volte, sullo stesso documento integrato/autofatturato:

Per un soggetto a piena detrazione le due poste si compensano e l'operazione è neutra ai fini IVA: il debito e il credito si annullano. L'effetto fiscale rimane solo se la detrazione è limitata (pro-rata, beni a uso promiscuo, indetraibilità oggettiva), nel qual caso resta un'IVA a carico.

OperazioneRegistroEffetto IVA
Integrazione / autofatturaVendite (fatture emesse)IVA a debito
Stesso documentoAcquistiIVA a credito (se detraibile)
ImponibileAcquistiCosto deducibile

L'aliquota da applicare è quella ordinaria del 22% per i servizi digitali esteri B2B: l'aliquota dipende dalla natura del servizio, non dal fornitore, e le ridotte (10/5/4%) sono tassative e non si applicano qui. Approfondisci in che IVA si mette nell'autofattura.

La numerazione delle autofatture

Le integrazioni e le autofatture seguono una numerazione progressiva che deve essere coerente con il registro vendite, perché lì confluiscono come operazioni «attive» ai fini IVA. Hai due strade ammesse:

L'importante è la continuità e univocità della numerazione all'interno della serie scelta. Conserva sempre il legame tra la fattura originale del fornitore estero e l'autofattura/integrazione corrispondente: in caso di verifica devi poter ricostruire la catena documento-protocollo.

I tempi: quando registrare e quando trasmettere

La registrazione va effettuata nei termini ordinari previsti per le fatture, mentre la trasmissione allo SDI del documento che integra o sostituisce la fattura estera ha una scadenza propria: entro il 15 del mese successivo a quello di ricezione del documento (per gli acquisti) o di effettuazione dell'operazione. Ricorda che l'esterometro è abolito dal 1° luglio 2022: i dati delle operazioni transfrontaliere viaggiano direttamente via SDI con i tipi documento TD17/TD18/TD19. Per il quadro completo vedi cos'è oggi l'esterometro.

Documento UE
Integrazione
Documento extra-UE
Autofattura
Tipo (servizi)
TD17
Invio allo SDI
Entro il 15 del mese dopo

Il forfettario: niente registri IVA, ma F24

Chi è in regime forfettario non liquida l'IVA e non tiene i registri IVA, quindi la doppia annotazione non lo riguarda. Resta però l'obbligo di integrare o emettere l'autofattura, scegliere il TD corretto e versare l'IVA con modello F24: per il forfettario quell'IVA è un costo puro, non detraibile, perché non c'è IVA a credito da compensare.

Due punti pratici da non sbagliare:

Anche se non tieni i registri, conserva l'archivio ordinato delle fatture estere e delle autofatture: serve a te per calcolare l'IVA da versare e al commercialista per predisporre l'F24.

Aspetti pratici per chi usa un gestionale

Se usi un software di contabilità, l'automatismo del reverse charge esiste ma va impostato bene per evitare errori ricorrenti:

1. Codice IVA dedicato

Imposta un codice IVA «reverse charge» 22% che generi in automatico la doppia annotazione su acquisti e vendite, senza doverla replicare a mano.

2. Causale e sezionale

Usa una causale specifica e, se preferisci, un sezionale per le autofatture, così la numerazione resta pulita e i documenti sono filtrabili.

3. Cambio e controllo

Per le fatture in valuta inserisci il cambio Banca d'Italia del giorno dell'operazione e verifica che imponibile e IVA quadrino con l'XML trasmesso allo SDI.

L'errore più frequente è registrare la fattura estera come un acquisto «normale» dimenticando l'annotazione in vendita: il documento entra nel registro acquisti ma l'IVA a debito non viene mai liquidata. Il risultato è un'omissione sanzionabile (art. 6 c. 9-bis del D.Lgs. 471/1997, riformato dal D.Lgs. 87/2024). Per gli altri scivoloni tipici vedi sanzioni dell'autofattura.

In sintesi

Fatturbo genera l'autofattura/integrazione in formato XML pronto per lo SDI, applica l'aliquota e converte la valuta in automatico: a te resta solo la registrazione nei tuoi registri (o il versamento F24, se sei forfettario).

Domande frequenti

Cos'è la doppia annotazione delle fatture estere?

È la registrazione dello stesso documento in reverse charge su due registri IVA: nel registro delle vendite per l'IVA a debito (che versi allo Stato) e nel registro acquisti per l'IVA a credito (se detraibile) più l'imponibile come costo. Per chi ha piena detrazione l'operazione è neutra.

Il forfettario deve fare la doppia annotazione?

No. Il forfettario non tiene i registri IVA e non liquida l'imposta, quindi niente doppia annotazione. Deve però emettere l'autofattura o l'integrazione, trasmetterla allo SDI e versare l'IVA con F24 (dal 1° ottobre 2025 con cadenza trimestrale). Per lui l'IVA è un costo non detraibile.

Come si numerano le autofatture?

Con una numerazione progressiva coerente con il registro vendite. Puoi usare la numerazione unica insieme alle vendite ordinarie oppure un sezionale dedicato al reverse charge: l'importante è che la serie sia continua e univoca e che resti tracciabile il legame con la fattura del fornitore estero.

Quale aliquota IVA uso nella registrazione?

Per i servizi digitali esteri B2B (pubblicità, SaaS, cloud, commissioni di piattaforma) l'aliquota è il 22%. L'aliquota dipende dalla natura del servizio e non dal fornitore; le ridotte 10/5/4% sono tassative e non si applicano a questi servizi.

Entro quando va trasmessa la fattura estera allo SDI?

Per gli acquisti, il documento che integra o sostituisce la fattura estera va trasmesso allo SDI entro il 15 del mese successivo a quello di ricezione o di effettuazione dell'operazione. L'esterometro è abolito dal 1° luglio 2022: si usano i tipi documento TD17/TD18/TD19.

La soglia di 10.000 € vale anche per i servizi?

No. La soglia annua di 10.000 € riguarda solo gli acquisti intracomunitari di beni (TD18). Per i servizi esteri (TD17) non c'è soglia: l'autofattura va sempre emessa, anche per importi minimi.

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