Il reverse charge (inversione contabile) è il meccanismo per cui l'IVA non la addebita chi vende, ma la calcola e la versa chi compra. Succede soprattutto quando ricevi una fattura estera senza IVA. Qui ti spieghiamo cos'è e come funziona, con un esempio numerico, la differenza tra reverse charge interno ed estero e chi è obbligato.
Nel funzionamento normale dell'IVA, chi vende un bene o un servizio aggiunge l'imposta in fattura, la incassa dal cliente e la versa allo Stato. Con il reverse charge — letteralmente "inversione di addebito", in italiano inversione contabile — questo schema si ribalta: il fornitore emette la fattura senza IVA e l'obbligo di calcolare e dichiarare l'imposta passa al committente, cioè a chi acquista.
In pratica chi compra "autoliquida" l'IVA: la aggiunge da solo, la annota nei propri registri e — se ne ha diritto — la detrae. È un meccanismo che riguarda solo le operazioni tra soggetti titolari di partita IVA, non le vendite ai privati.
Ricevi una fattura con il solo imponibile e l'indicazione che l'imposta è assolta dal cliente (es. "inversione contabile" o "reverse charge").
Applichi all'imponibile l'aliquota corretta (in genere 22%) e ottieni l'imposta. L'aliquota dipende dalla natura del bene o servizio, non dal fornitore.
Registri l'operazione sia tra gli acquisti sia tra le vendite. Per gli acquisti dall'estero trasmetti il documento elettronico allo SDI.
Per un'impresa o un professionista in regime ordinario l'effetto è neutro: l'IVA viene registrata "a debito" e contemporaneamente "a credito", quindi i due importi si annullano. Per chi non può detrarre l'IVA, invece, l'imposta diventa un costo (lo vediamo più avanti per il forfettario).
Immagina di ricevere da un fornitore europeo (per esempio una piattaforma di pubblicità online) una fattura di 100 € senza IVA. Ecco cosa succede con il reverse charge:
L'IVA di 22 € non la versi al fornitore: la "auto-applichi". Se sei in regime ordinario, i 22 € a debito e i 22 € a credito si compensano e non paghi nulla in più. (* La voce a credito esiste solo se hai diritto alla detrazione.)
Se invece non puoi detrarre l'IVA, quella stessa fattura ti costa davvero 122 €: i 100 € del servizio più i 22 € di imposta che versi allo Stato senza recuperarli.
Il meccanismo è lo stesso, ma cambiano i casi in cui si applica e il modo in cui si documenta l'operazione.
Riguarda operazioni tra due soggetti italiani, ma solo in alcuni settori indicati dalla legge (per esempio edilizia e subappalti, pulizia di edifici, cessioni di prodotti elettronici, oro). Serve a contrastare le frodi: l'IVA non passa dal venditore, così non c'è il rischio che venga incassata ma non versata. In questi casi si integra la fattura del fornitore italiano.
Riguarda gli acquisti da fornitori esteri (UE o extra-UE) di beni o servizi rilevanti ai fini IVA in Italia. Serve a tassare l'operazione nel Paese del cliente. Qui non basta la registrazione: occorre trasmettere allo SDI un documento elettronico con il tipo documento corretto:
Questi tre codici sono in vigore dal 1° luglio 2022 e hanno sostituito il vecchio esterometro. Se non sai quale scegliere, abbiamo una guida dedicata su TD17, TD18 e TD19.
Le ragioni sono due, a seconda del contesto:
È tenuto ad applicare il reverse charge il committente italiano titolare di partita IVA che:
L'obbligo vale anche per chi è in regime forfettario: non essendo un privato consumatore, ma un soggetto IVA, deve assolvere l'imposta sugli acquisti dall'estero.
L'aliquota dipende dalla natura del bene o servizio acquistato (in base alle tabelle del DPR 633/72), non dal fornitore. Il 22% è l'aliquota ordinaria e residuale: si applica a tutto ciò che non rientra nei casi tassativi delle aliquote ridotte (10%, 5%, 4%).
Per i fornitori esteri digitali più comuni — pubblicità online, software e cloud, commissioni di piattaforma — si tratta di servizi generici B2B e l'aliquota corretta è quasi sempre il 22%. Attenzione a un errore tipico: la fattura di Uber all'autista è la commissione di piattaforma (servizio, 22%), non il trasporto persone (10%). Quando l'operazione è non imponibile o esente, al posto dell'aliquota si indica un codice Natura (N3.4, N4, N3.5, N3.6). Approfondiamo tutto nella guida su che IVA mettere nell'autofattura.
Se la fattura è in valuta diversa dall'euro, si converte con il cambio della Banca d'Italia del giorno dell'operazione.
Per il forfettario il reverse charge non è neutro. Deve comunque integrare la fattura con aliquota e imposta, trasmettere l'autofattura allo SDI e versare l'IVA con F24, ma non può detrarla: l'imposta diventa quindi un costo reale (un servizio da 100 € ne costa 122).
Due dettagli importanti:
Trovi tutti i dettagli nella guida dedicata a forfettario e fatture estere.
L'omessa o irregolare applicazione del reverse charge e l'omessa o tardiva trasmissione dell'autofattura sono comportamenti sanzionati (il quadro di riferimento è l'art. 6, c. 9-bis del D.Lgs. 471/1997, riformato dal D.Lgs. 87/2024 in vigore dal 1° settembre 2024). Gli importi variano in base al tipo di violazione e all'eventuale ravvedimento, quindi è bene verificarli con il proprio commercialista caso per caso.
Per il forfettario il danno è in genere maggiore: poiché l'IVA non è detraibile, un errore può tradursi sia nell'imposta dovuta sia nella sanzione. Ne parliamo nel dettaglio in cosa rischi se non fai l'autofattura.
Generare a mano l'autofattura elettronica significa individuare il tipo documento giusto, calcolare l'IVA, gestire l'eventuale cambio valuta e produrre un XML conforme. Con Fatturbo carichi semplicemente il PDF della fattura estera: lo strumento riconosce fornitore, importi, valuta e data e genera l'autofattura elettronica (TD17, TD18 o TD19) conforme FatturaPA, pronta per lo SDI o per il gestionale. Le prime 30 sono gratis.
È l'inversione contabile: l'IVA non la addebita chi vende, ma la calcola e la dichiara chi compra. Il fornitore fattura senza IVA e il cliente, soggetto IVA, autoliquida l'imposta.
Per tassare l'operazione nel Paese del committente (acquisti dall'estero) e per contrastare le frodi IVA in alcuni settori interni, spostando l'obbligo sul compratore.
L'interno riguarda due soggetti italiani in settori specifici e si gestisce integrando la fattura. L'estero riguarda gli acquisti da fornitori UE o extra-UE e richiede l'invio allo SDI di un'autofattura/integrazione con tipo documento TD17, TD18 o TD19.
Il committente italiano con partita IVA che acquista beni o servizi rilevanti in Italia da un fornitore estero, oltre ai soggetti dei settori interni previsti dalla legge. Vale anche per i forfettari sugli acquisti dall'estero.
Sì: deve integrare la fattura con aliquota e imposta, trasmettere l'autofattura allo SDI e versare l'IVA con F24, pur non potendola detrarre.
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